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Il marchese Michelangelo era convinto, come scrive F. Zarletti in Cesena profana, che "l' uomo ricco ha l' obbligo di far parte delle di lui entrate alli poveri, e a far lavorare gl' artisti, acciocchè anche loro possino vivere avendo, e gl' uni e gl' altri diritto d' essere sovvenuti da quelli, che molto possieggono perchè essere ricco paucis inter mortales concessus est" e impossibilitato, per i voti presi ad avere una diretta discendenza, probabilmente si gettò in questa impresa pensando che la costruzione di una fastosa dimora, capace di dar lustro a lui e alla propria famiglia, fosse il modo migliore per lasciare un duraturo monumento di sè. Volle infatti seguire direttamente i lavori cercando di riproporre nel palazzo quanto di più bello aveva veduto viaggiando in gran parte d' Europa e visitando le corti più famose del tempo. Se l'idea generale del complesso fu sua, al progetto lavorò probabilmente anche l'architetto Pietro Carlo Borboni, progettista di palazzi simili e in diretto contatto con il pittore Giuseppe Milani a cui fu affidato il vasto ciclo pittorico degli affreschi che ornano il palazzo. |
